Giulio Patrizi | Design e vino, molto più che una questione d’etichetta
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packaging giulio patrizi german design award

18 Apr Design e vino, molto più che una questione d’etichetta

Che cosa può fare il design per un’eccellenza del made in Italy come il vino? Come si vince la sfida di aggiungere nuova qualità a un prodotto di pregio, destinato a spiccare nei mercati internazionali?

E’ la prima domanda che mi sono fatto quando Vinicola Consoli, una cantina laziale di quarta generazione con quasi un secolo di storia, mi ha chiesto di disegnare l’etichetta per una collezione speciale di bottiglie.

Bisognava dare una veste grafica ad un nuovo prodotto, in limited edition di 1330 esemplari numerati, da presentare in occasione del Vinitaly. Un Igt rosso, elegante e austero del 2016, dedicato a un anno particolare, il 1967, quello della nascita di Corto Maltese, del famosissimo ritratto di Marilyn Monroe realizzato da Andy Warhol o di Sgt. Pepper’s dei Beatles.

Lavorare sul vino, per un designer, non è soltanto esercitare uno stile, il proprio: dall’etichetta, come possono confermare enologi e imprenditori del settore, passa circa l’80 per cento delle scelte di un consumatore. L’etichetta non deve soltanto informare, ma innanzitutto invitare, suggerire, sedurre. Il compito del designer è perciò realizzare quella che più di tutte restituisca il messaggio scelto per ciascun vino.

Il lavoro che abbiamo fatto qui in agenzia per 1967 è partito proprio dal nome della bottiglia. Abbiamo scomposto il 1967 in due parti. La prima, 19, è diventata una parola. La seconda, 67, un’immagine a due cifre su cui imprimere fotografie e frasi di 19 tra fatti e personaggi che hanno segnato quell’anno. E quindi Warhol e Marilyn, i Beatles e Corto Maltese, ma anche Totò, Luigi Tenco e la missione spaziale Apollo 1.

Un’etichetta di design non è soltanto un fatto di puro decoro. La tecnologia e il supporto dell’etichettificio ci hanno permesso di esaltare il 67 dell’etichetta con un gioco di nobilitazioni tra lamina a caldo, braille serigrafico e stampa digitale. Il risultato è una grafica che ricorre in 19 modi diversi su 1330 bottiglie. Non, dunque, un’edizione limitata con etichette tutte uguali, ma una collezione in cui la ricerca e il design esaltano una volta di più un prodotto destinato a svettare.

Ed è questo lavoro che in un anno è stato apprezzato da due giurie diverse e autorevoli. La prima volta l’anno scorso, quando a Diciannove ’67 è andato il secondo premio all’International Packaging Competition del Vinitaly. La seconda l’8 febbraio scorso, quando a Francoforte il German Design Award 2019. Doppio brindisi al made in Italy, doppio brindisi al design!



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